Il progetto vede esposte oltre trenta opere dell’artista belga, tra sculture in bronzo e cera, disegni e film-performance, molte delle quali mai esposte in Italia e alcune realizzate appositamente per la mostra.

L’exhibit si sviluppa in due capitoli: il primo si concentra su un dialogo diretto con la collezione permanente e il suo percorso espositivo; l’altro consiste in una selezione di lavori dell’artista sul tema del cervello e del rapporto tra arte e scienza.

Il percorso inizia con due sculture in bronzo, “To Wear One’s Brain On One’s Head” (2018) e “De blikopener” (2017).
Questi autoritratti dell’artista, che porta in bilico il proprio cervello sulla testa e che tiene in mano un apriscatole, saranno una sorta di guida per tutta la mostra, che dispiegherà nei vari spazi del Palazzo l’intimo pensiero di Fabre riguardo all’arte, al pensiero umano, alla fantasia e all’immaginazione.

Con una carriera che dura da quarant’anni, Jan Fabre (1958, Anversa) è considerato una delle figure più innovative nel panorama dell’arte contemporanea internazionale. Come artista visivo, teatrale e autore crea un’atmosfera intensamente personale con le sue regole, leggi, personaggi e simboli.

Tra le personali più significative di questo versatile artista belga sono da ricordare “Homo Faber” (Kmska, Anversa 2006), “Hortus/Corpus” (Kröller-Müller Museum, Otterlo 2011); “Stigmata. Actions and Performances, 1976-2013”, Maxxi, Roma 2013; M hka, Anversa 2015; Mac, Lione 2016; Leopold Museum, Vienna 2017; Caac, Siviglia 2018).

Jan Fabre è stato il primo artista vivente a presentare una mostra di ampio respiro al Louvre di Parigi: “L’ange de la métamorphose”, nel 2008.